“Li perdo a ciocche, sotto la doccia e sul cuscino. Devo preoccuparmi?” È una domanda che in autunno sento più spesso del solito, e quasi sempre arriva accompagnata da un’ansia che il problema, da solo, non giustificherebbe.
La risposta onesta è che la caduta dei capelli è un sintomo, non una diagnosi. Dietro lo stesso spavento possono esserci un normale cambio di stagione, un periodo di stress di qualche mese fa, una carenza di ferro o una forma di alopecia che va seguita nel tempo. Capire quale delle due situazioni stai vivendo è il primo passo, e quasi sempre il più utile.
Il ciclo del capello, in breve
Ogni capello attraversa tre fasi: una lunga fase di crescita, che dura anni; una breve fase di transizione; e una fase di riposo di circa tre mesi, al termine della quale cade per lasciare spazio a un capello nuovo. In ogni momento la grande maggioranza dei capelli è in crescita, e una piccola parte è a riposo.
Per questo perdere tra 50 e 100 capelli al giorno è normale. Il problema nasce quando un evento spinge molti capelli contemporaneamente nella fase di riposo: circa tre mesi dopo, cadono tutti insieme.
È il motivo per cui la caduta sembra arrivare dal nulla. La causa, di solito, va cercata due o tre mesi prima.
Le cause più frequenti della caduta diffusa
Questa caduta diffusa, chiamata telogen effluvium, è la forma più comune, ed è quasi sempre temporanea. Gli eventi che la scatenano più spesso sono:
- Il cambio di stagione. Tra fine estate e autunno molte persone perdono più capelli per qualche settimana. È fisiologico.
- Un periodo di forte stress, fisico o emotivo: un lutto, un trasloco, un periodo di lavoro molto intenso.
- Febbre alta, un’influenza importante, un intervento chirurgico.
- Il parto. Durante la gravidanza i capelli cadono meno; dopo la nascita quelli “trattenuti” cadono tutti insieme, in genere qualche mese dopo.
- Una dieta drastica o un dimagrimento rapido, soprattutto se l’apporto di proteine, ferro o zinco si riduce.
- Carenze nutrizionali e squilibri ormonali, in particolare ferro basso e alterazioni della tiroide.
- Alcuni farmaci. Tra questi, negli ultimi mesi si è parlato molto dei farmaci GLP-1 usati per il diabete e per il peso, come Mounjaro e Ozempic.
Su quest’ultimo punto ho scritto un articolo per Io Donna, e la sintesi è questa: gli studi mostrano un’associazione, non una certezza. Chi assume questi farmaci non perderà necessariamente i capelli, e il dimagrimento rapido sembra uno dei fattori in gioco, anche se i meccanismi sono ancora in studio. Soprattutto, la terapia non va sospesa di propria iniziativa: se la caduta compare durante il trattamento, se ne parla con il medico che lo segue. Ne parlo anche nel post dedicato a Mounjaro.
Caduta temporanea o alopecia? Come distinguerle
Non tutte le cadute sono uguali, e la differenza conta perché cambia completamente cosa fare.
| Come si presenta | Andamento | Cosa fare | |
|---|---|---|---|
| Telogen effluvium | Caduta diffusa, su tutta la testa; molti capelli sul cuscino e nella doccia | Improvvisa, 2-3 mesi dopo un evento; temporanea | Individuare e correggere la causa |
| Alopecia androgenetica | Diradamento progressivo: riga che si allarga, vertice più visibile, capelli più sottili | Lenta, nel corso di anni | Valutazione medica; trattamenti mirati per rallentarla |
| Alopecia areata | Chiazze rotonde completamente prive di capelli | Improvvisa, a chiazze | Diagnosi specifica: ha un’origine autoimmune |
| Alopecie cicatriziali | Cuoio capelluto arrossato, che prude, brucia o fa male; zone lucide | Variabile | Visita dermatologica tempestiva: il follicolo rischia di essere distrutto |
Le prime due forme possono anche sovrapporsi: un telogen effluvium può rendere evidente un diradamento androgenetico che prima passava inosservato. È una delle ragioni per cui, se la caduta non si risolve, conviene farsi vedere.
Quali esami hanno senso
Il primo passo è una valutazione clinica: la storia degli ultimi mesi, l’esame del cuoio capelluto, il modo in cui i capelli si staccano. Gli esami del sangue si scelgono in base a quello che emerge, non come un pacchetto standard. Quelli più spesso utili sono:
- Emocromo e ferritina, cioè le riserve di ferro: è una delle carenze più frequenti nelle donne
- Funzione tiroidea
- Il quadro nutrizionale, compresi proteine, vitamina D e altri parametri quando la storia lo suggerisce
È lo stesso principio che applico alle terapie infusionali: prima si misura, poi si integra. L’obiettivo non è assumere integratori a caso, ma correggere le carenze che ci sono davvero.
Cosa si può fare
Se è un telogen effluvium, la cura è soprattutto togliere la causa: correggere una carenza, rivedere una dieta troppo restrittiva, dare tempo al corpo dopo un parto o una malattia. Il follicolo, in questa forma, non è distrutto: una volta corretta la causa, il ciclo riprende da solo. Serve pazienza, perché la densità si recupera in mesi, non in settimane.
Per sostenere il cuoio capelluto e il follicolo esistono poi diversi trattamenti di medicina estetica e rigenerativa:
- PRP (plasma ricco di piastrine): usa i fattori di crescita delle tue stesse piastrine per stimolare il follicolo. Le evidenze più solide riguardano l’alopecia androgenetica. Il protocollo tipico prevede tre sedute mensili e richiami ogni sei mesi. Lo trovi tra i trattamenti.
- Hair filler: microiniezioni a base di acido ialuronico e peptidi, inseriti in protocolli personalizzati.
- Fotobiomodulazione: luce a bassa intensità, che in alcune situazioni può essere valutata.
- Ozonoterapia locale: la uso in casi selezionati, ma per la caduta dei capelli le evidenze sono ancora limitate e non va considerata una terapia di efficacia consolidata.
Il punto da tenere presente è che le evidenze non sono equivalenti per tutti questi trattamenti: la scelta dipende dalla diagnosi e dal tipo di caduta, non dal trattamento più di moda.
E il trapianto? Durante una fase di caduta diffusa ancora attiva, in genere non è la prima strada da considerare. Il trapianto trova indicazione quando la perdita è stabile e c’è una diagnosi precisa che lo rende appropriato.
Cosa non funziona
- Gli integratori senza una carenza. Se ferro, vitamine e proteine sono nella norma, aggiungerne altri non ferma la caduta.
- Shampoo e lozioni cosmetiche “anticaduta” contro un telogen effluvium: la caduta dipende da un evento di mesi prima, e un prodotto applicato sui capelli non cambia il ciclo del follicolo.
- Sospendere da sole una terapia perché si sospetta che faccia cadere i capelli.
- Inseguire una soluzione rapida. Il capello cresce di circa un centimetro al mese: qualunque cosa si faccia, il recupero si misura in mesi.
Quando farsi vedere da un medico
Un aumento della caduta per qualche settimana, in autunno o dopo un periodo difficile, di solito si risolve da solo. Conviene invece una valutazione se:
- la caduta dura più di due o tre mesi senza attenuarsi
- vedi la riga allargarsi o il vertice diradarsi
- compaiono chiazze senza capelli
- il cuoio capelluto è arrossato, dolente o ti prude
- la caduta si accompagna a stanchezza marcata, ciclo irregolare o altri sintomi
- dopo il parto la caduta non si attenua entro l’anno
In conclusione
La maggior parte delle cadute che spaventano sono temporanee, e si risolvono quando se ne trova la causa. Il rischio vero non è perdere qualche capello in più per qualche mese: è attribuire tutto alla stagione o a un farmaco e non accorgersi di una carenza, di un problema alla tiroide o di un’alopecia che, presa per tempo, si può rallentare.
Se la caduta ti preoccupa, il primo passo non è un prodotto né un trattamento: è capire che caduta è. In visita partiamo da lì, e solo dopo, se serve, scegliamo insieme come intervenire.
Chi ha scritto questo articolo
Dr.ssa Alice Miegge
Medico Chirurgo specializzata in Chirurgia Generale, con Master di II Livello in Medicina Estetica e Laser Terapia (Università di Pavia). Fellowship presso l'Imperial College NHS Trust di Londra. Autrice di 15+ pubblicazioni scientifiche internazionali.



