Caduta dei capelli: quando preoccuparsi e cosa fare davvero
Medicina Estetica Rigenerativa

Caduta dei capelli: quando preoccuparsi e cosa fare davvero

•10 min di lettura

“Li perdo a ciocche, sotto la doccia e sul cuscino. Devo preoccuparmi?” È una domanda che in autunno sento più spesso del solito, e quasi sempre arriva accompagnata da un’ansia che il problema, da solo, non giustificherebbe.

La risposta onesta è che la caduta dei capelli è un sintomo, non una diagnosi. Dietro lo stesso spavento possono esserci un normale cambio di stagione, un periodo di stress di qualche mese fa, una carenza di ferro o una forma di alopecia che va seguita nel tempo. Capire quale delle due situazioni stai vivendo è il primo passo, e quasi sempre il più utile.

Il ciclo del capello, in breve

Ogni capello attraversa tre fasi: una lunga fase di crescita, che dura anni; una breve fase di transizione; e una fase di riposo di circa tre mesi, al termine della quale cade per lasciare spazio a un capello nuovo. In ogni momento la grande maggioranza dei capelli è in crescita, e una piccola parte è a riposo.

Per questo perdere tra 50 e 100 capelli al giorno è normale. Il problema nasce quando un evento spinge molti capelli contemporaneamente nella fase di riposo: circa tre mesi dopo, cadono tutti insieme.

È il motivo per cui la caduta sembra arrivare dal nulla. La causa, di solito, va cercata due o tre mesi prima.

Le cause più frequenti della caduta diffusa

Questa caduta diffusa, chiamata telogen effluvium, è la forma più comune, ed è quasi sempre temporanea. Gli eventi che la scatenano più spesso sono:

  • Il cambio di stagione. Tra fine estate e autunno molte persone perdono più capelli per qualche settimana. È fisiologico.
  • Un periodo di forte stress, fisico o emotivo: un lutto, un trasloco, un periodo di lavoro molto intenso.
  • Febbre alta, un’influenza importante, un intervento chirurgico.
  • Il parto. Durante la gravidanza i capelli cadono meno; dopo la nascita quelli “trattenuti” cadono tutti insieme, in genere qualche mese dopo.
  • Una dieta drastica o un dimagrimento rapido, soprattutto se l’apporto di proteine, ferro o zinco si riduce.
  • Carenze nutrizionali e squilibri ormonali, in particolare ferro basso e alterazioni della tiroide.
  • Alcuni farmaci. Tra questi, negli ultimi mesi si è parlato molto dei farmaci GLP-1 usati per il diabete e per il peso, come Mounjaro e Ozempic.

Su quest’ultimo punto ho scritto un articolo per Io Donna, e la sintesi è questa: gli studi mostrano un’associazione, non una certezza. Chi assume questi farmaci non perderà necessariamente i capelli, e il dimagrimento rapido sembra uno dei fattori in gioco, anche se i meccanismi sono ancora in studio. Soprattutto, la terapia non va sospesa di propria iniziativa: se la caduta compare durante il trattamento, se ne parla con il medico che lo segue. Ne parlo anche nel post dedicato a Mounjaro.

Caduta temporanea o alopecia? Come distinguerle

Non tutte le cadute sono uguali, e la differenza conta perché cambia completamente cosa fare.

Come si presenta Andamento Cosa fare
Telogen effluvium Caduta diffusa, su tutta la testa; molti capelli sul cuscino e nella doccia Improvvisa, 2-3 mesi dopo un evento; temporanea Individuare e correggere la causa
Alopecia androgenetica Diradamento progressivo: riga che si allarga, vertice più visibile, capelli più sottili Lenta, nel corso di anni Valutazione medica; trattamenti mirati per rallentarla
Alopecia areata Chiazze rotonde completamente prive di capelli Improvvisa, a chiazze Diagnosi specifica: ha un’origine autoimmune
Alopecie cicatriziali Cuoio capelluto arrossato, che prude, brucia o fa male; zone lucide Variabile Visita dermatologica tempestiva: il follicolo rischia di essere distrutto

Le prime due forme possono anche sovrapporsi: un telogen effluvium può rendere evidente un diradamento androgenetico che prima passava inosservato. È una delle ragioni per cui, se la caduta non si risolve, conviene farsi vedere.

Quali esami hanno senso

Il primo passo è una valutazione clinica: la storia degli ultimi mesi, l’esame del cuoio capelluto, il modo in cui i capelli si staccano. Gli esami del sangue si scelgono in base a quello che emerge, non come un pacchetto standard. Quelli più spesso utili sono:

  • Emocromo e ferritina, cioè le riserve di ferro: è una delle carenze più frequenti nelle donne
  • Funzione tiroidea
  • Il quadro nutrizionale, compresi proteine, vitamina D e altri parametri quando la storia lo suggerisce

È lo stesso principio che applico alle terapie infusionali: prima si misura, poi si integra. L’obiettivo non è assumere integratori a caso, ma correggere le carenze che ci sono davvero.

Cosa si può fare

Se è un telogen effluvium, la cura è soprattutto togliere la causa: correggere una carenza, rivedere una dieta troppo restrittiva, dare tempo al corpo dopo un parto o una malattia. Il follicolo, in questa forma, non è distrutto: una volta corretta la causa, il ciclo riprende da solo. Serve pazienza, perché la densità si recupera in mesi, non in settimane.

Per sostenere il cuoio capelluto e il follicolo esistono poi diversi trattamenti di medicina estetica e rigenerativa:

  • PRP (plasma ricco di piastrine): usa i fattori di crescita delle tue stesse piastrine per stimolare il follicolo. Le evidenze più solide riguardano l’alopecia androgenetica. Il protocollo tipico prevede tre sedute mensili e richiami ogni sei mesi. Lo trovi tra i trattamenti.
  • Hair filler: microiniezioni a base di acido ialuronico e peptidi, inseriti in protocolli personalizzati.
  • Fotobiomodulazione: luce a bassa intensità, che in alcune situazioni può essere valutata.
  • Ozonoterapia locale: la uso in casi selezionati, ma per la caduta dei capelli le evidenze sono ancora limitate e non va considerata una terapia di efficacia consolidata.

Il punto da tenere presente è che le evidenze non sono equivalenti per tutti questi trattamenti: la scelta dipende dalla diagnosi e dal tipo di caduta, non dal trattamento più di moda.

E il trapianto? Durante una fase di caduta diffusa ancora attiva, in genere non è la prima strada da considerare. Il trapianto trova indicazione quando la perdita è stabile e c’è una diagnosi precisa che lo rende appropriato.

Cosa non funziona

  • Gli integratori senza una carenza. Se ferro, vitamine e proteine sono nella norma, aggiungerne altri non ferma la caduta.
  • Shampoo e lozioni cosmetiche “anticaduta” contro un telogen effluvium: la caduta dipende da un evento di mesi prima, e un prodotto applicato sui capelli non cambia il ciclo del follicolo.
  • Sospendere da sole una terapia perché si sospetta che faccia cadere i capelli.
  • Inseguire una soluzione rapida. Il capello cresce di circa un centimetro al mese: qualunque cosa si faccia, il recupero si misura in mesi.

Quando farsi vedere da un medico

Un aumento della caduta per qualche settimana, in autunno o dopo un periodo difficile, di solito si risolve da solo. Conviene invece una valutazione se:

  • la caduta dura più di due o tre mesi senza attenuarsi
  • vedi la riga allargarsi o il vertice diradarsi
  • compaiono chiazze senza capelli
  • il cuoio capelluto è arrossato, dolente o ti prude
  • la caduta si accompagna a stanchezza marcata, ciclo irregolare o altri sintomi
  • dopo il parto la caduta non si attenua entro l’anno

In conclusione

La maggior parte delle cadute che spaventano sono temporanee, e si risolvono quando se ne trova la causa. Il rischio vero non è perdere qualche capello in più per qualche mese: è attribuire tutto alla stagione o a un farmaco e non accorgersi di una carenza, di un problema alla tiroide o di un’alopecia che, presa per tempo, si può rallentare.

Se la caduta ti preoccupa, il primo passo non è un prodotto né un trattamento: è capire che caduta è. In visita partiamo da lì, e solo dopo, se serve, scegliamo insieme come intervenire.

Dr.ssa Alice Miegge

Chi ha scritto questo articolo

Dr.ssa Alice Miegge

Medico Chirurgo specializzata in Chirurgia Generale, con Master di II Livello in Medicina Estetica e Laser Terapia (Università di Pavia). Fellowship presso l'Imperial College NHS Trust di Londra. Autrice di 15+ pubblicazioni scientifiche internazionali.

ATLS CertifiedGMC Registration UKMaster II Livello Univ. PaviaFellowship Imperial College London

Domande frequenti

In genere tra 50 e 100, con variazioni da persona a persona e da un giorno all'altro: nei giorni in cui si lavano i capelli ne cadono di più, perché si staccano anche quelli che erano già pronti a cadere. In autunno il numero può aumentare per alcune settimane. Più del conteggio, conta il cambiamento: se all'improvviso ne perdi molti più del solito, o se vedi la riga allargarsi, vale la pena capire perché.

Sì, entro certi limiti. Molte persone notano un aumento della caduta tra fine estate e autunno, legato al ciclo naturale del capello. È diffusa, dura alcune settimane e non lascia diradamenti visibili. Se invece si prolunga oltre i due o tre mesi, o se la chioma si assottiglia in modo evidente, non è più solo stagionalità e va valutata.

Una volta individuata e corretta la causa, la caduta tende a fermarsi nel giro di qualche mese. I capelli nuovi compaiono come una ricrescita corta e sottile, spesso visibile lungo l'attaccatura. Per recuperare la densità di prima servono in genere da sei mesi a un anno, perché il capello cresce di circa un centimetro al mese: è un processo lento, ma nella maggior parte dei casi completo.

Nella maggior parte dei casi sì. Dopo il parto molti capelli entrano insieme nella fase di caduta, e la perdita, spesso abbondante, compare in genere qualche mese dopo la nascita. Tende a risolversi spontaneamente entro l'anno. Se si prolunga, o se si accompagna a stanchezza marcata, conviene controllare ferro e funzione tiroidea, che nel periodo dopo il parto possono alterarsi.

Servono se c'è una carenza da correggere, e in quel caso vanno scelti in base agli esami. Assunti a caso, senza una carenza, non modificano la caduta. C'è anche un dettaglio pratico: la biotina ad alte dosi, presente in molti integratori per capelli, può falsare alcuni esami del sangue, tra cui quelli della tiroide. Prima di un prelievo va segnalata al medico, che può consigliare di sospenderla per qualche giorno.

Il PRP utilizza i fattori di crescita contenuti nelle piastrine della persona stessa per stimolare il follicolo. Le evidenze più solide riguardano l'alopecia androgenetica, in cui può rallentare il diradamento e migliorare la densità; il protocollo tipico prevede tre sedute a cadenza mensile e richiami ogni sei mesi. Nel telogen effluvium la priorità resta individuare la causa: il PRP può sostenere il recupero, ma non sostituisce la diagnosi.

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